
Dipingo sempre con la musica.
È la mia aria, la mia tavolozza invisibile, l’ossigeno di questa mia atmosfera che chiamo Arte. Senza di lei il colore resta muto. Ogni pennellata cerca un ritmo, un accordo, una vibrazione capace di sciogliere il silenzio bianco e minaccioso della tela.
Per questo, tanti protagonisti dei miei quadri vengono dal mondo musicale. Li ho ritratti perché la loro voce continua a cantare dentro di me: Dalla, Battisti, Vasco Rossi, Bob Marley, Jim Morrison e tanti altri già dipinti e molti ancora da incontrare nelle mie traiettorie colorate e imprevedibili.
Non sono solo volti: sono suoni, ritmi, epoche, ricordi. Ognuno ha lasciato un’impronta che diventa immagine.
Con Armstrong la tromba diventa gialla come il sole di New Orleans che non conosce tramonto. Amy Winehouse porta con sé un elegante nero vellutato, che graffia ma consola. De André ha il colore del mare e il vento obliquo delle piazze di Genova. Bowie accende il rosso misterioso dei pianeti lontani. Bob Marley è verde, è oro, è il battito lento e azzurro del cuore dei tropici.
La pittura non è silenziosa. Ogni tela, se la si guarda abbastanza, nel modo giusto, ad un tratto comincia a produrre un suono. È l’attimo nel quale inizia a vibrare in sintonia con l’anima. Un quadro può essere un assolo di chitarra, una sinfonia d’orchestra, un coro che non si dimentica. Dipingere è come accordare strumenti invisibili, cercare l’armonia che tiene insieme forme e emozioni. Il pennello è la bacchetta del direttore d’orchestra.

E poi c’è il legame più profondo: musica e pittura non vivono solo nell’arte, ma ci accompagnano nella vita. Ogni stagione della nostra esistenza ha una colonna sonora e un colore. La canzone del primo amore, la melodia di un viaggio, il brano che ci ha consolati in una perdita, quello che ha acceso una festa. Le note segnano i nostri giorni come pennellate sul tempo. Così i quadri, che restano a testimoniare emozioni, incontri, svolte. Pietre miliari ai bordi di quella strada chiamata vita.

La musica ci insegna che non esiste un solo modo di emozionarsi. C’è quella colta, sinfonica, da camera. C’è quella popolare, rock, jazz, pop. Tutte hanno la stessa dignità: non è la forma che conta, ma l’intensità con cui ci toccano. La pittura dovrebbe essere considerata allo stesso modo. Dovrebbero esistere pittori classici e pittori rockstar, pittori jazzisti e pittori pop. Perché un’opera d’arte, come una canzone, non appartiene solo ai musei o ai palchi più solenni: appartiene a chi la guarda, a chi la sente, a chi la porta dentro

Io credo che un quadro si ascolti, così come una canzone si guarda. È in quel passaggio che nasce l’arte: quando un colore diventa melodia, quando una voce diventa immagine, quando ciò che vediamo e ciò che sentiamo si incontrano per dirci la stessa cosa, con due linguaggi diversi. La musica e la pittura si intrecciano come due fili della stessa trama: entrambe raccontano emozioni, entrambe ci fanno compagnia nelle tappe della vita. Io ne ho fatto il mio modo di dipingere, ma ognuno porta con sé i propri colori e le proprie note.

E tu? Qual è la canzone che ti ha cambiato la vita, o l’immagine che ancora oggi suona dentro di te?
Raccontamelo nei commenti: perché anche una storia condivisa può diventare arte, se la si sa ascoltare.




