Prima dei quadri, dei libri e delle parole, c’è una storia.

Ho sempre avuto bisogno di creare.
Da bambino disegnavo continuamente. Ricopiavo fumetti, inventavo scene di battaglia, riempivo fogli su fogli. Ma, prima ancora di disegnare, osservavo. Ero un bambino curioso: tutto mi sembrava nuovo, vivo, interessante. Ogni cosa aveva un carattere, una personalità, qualcosa da raccontare. Ancora non lo sapevo, ma quelle sensazioni sarebbero diventate il filo conduttore della mia vita.
Mi sono diplomato al Cine TV Rossellini come grafico pubblicitario, proprio negli anni in cui il mondo della comunicazione stava passando dal pennello al computer. Una trasformazione che mi ha portato verso un’altra strada.
Per venticinque anni ho lavorato come sistemista informatico. Un lavoro molto diverso da quello che faccio oggi, ma che ho svolto con la stessa serietà, dedizione e rispetto con cui affronto ogni cosa in cui credo. Sono stati anni importanti: di incontri, di esperienze, di crescita umana e professionale. Non considero quel periodo una parentesi, ma una parte essenziale del mio percorso.
Nel frattempo, però, la parte più creativa di me era rimasta in silenzio. Non era scomparsa. Era semplicemente rimasta ad aspettare.
Nel 2012 quella porta si è riaperta.
Ho ricominciato a dipingere, quasi come se stessi tornando a casa dopo un lungo viaggio. Sono arrivati mostre, esposizioni, eventi e riconoscimenti. Ma soprattutto è tornata quella sensazione che avevo conosciuto da bambino: l’urgenza di creare.
Nel 2020 ho preso la decisione più importante della mia vita: lasciare un lavoro stabile, costruito in venticinque anni, per scegliere finalmente la strada che sentivo più autentica.
Non è stata una scelta semplice. Ha significato rinunciare a molte certezze, accettare l’incertezza, affrontare dubbi, incomprensioni e qualche inevitabile paura. Ma, guardandomi indietro, so che non avrei potuto fare diversamente.
Per sentirmi davvero vivo dovevo essere me stesso.
Dipingo per emozionarmi. E per emozionare.
Prima ancora del significato di un quadro, di una poesia o di una storia, viene sempre l’emozione.
È da lì che nasce tutto.
Il colore, le parole, le immagini e le storie sono soltanto linguaggi diversi attraverso i quali provo a dare forma a ciò che sento.
Anche quando scrivo di calcio, in realtà racconto altro: la passione, il sacrificio, il sogno, il senso di appartenenza. Il campo da gioco è soltanto lo sfondo di emozioni molto più grandi.
Con Il nesso degli angeli ho scoperto anche la poesia. E quella scoperta mi ha portato verso una nuova ricerca: dare un’altra voce alle mie parole trasformandole in canzoni grazie all’intelligenza artificiale.
Non perché desiderassi fare musica.
Le mie poesie rimangono esattamente le stesse.
L’intelligenza artificiale è semplicemente uno strumento creativo, come può esserlo un pennello o un colore. Mi permette di raggiungere persone che forse non leggerebbero mai una raccolta di poesie, ma che attraverso una canzone possono arrivare alle stesse emozioni.
Credo in un’arte che non abbia bisogno di permessi.
Per troppo tempo l’arte è stata raccontata come qualcosa da capire prima ancora che da vivere. Come se fosse necessario avere competenze, studi o strumenti particolari per potersi emozionare.
Io non la penso così.
Credo che nessuno dovrebbe sentirsi dire o pensare: “Non me ne intendo…” prima di guardare un quadro.
Nessuno lo dice ascoltando una canzone, leggendo un romanzo o guardando un film.
Perché dovrebbe accadere davanti a un dipinto?
Per me l’arte non è una nicchia. Non è un’élite. Non è un linguaggio riservato a pochi.
È un incontro.
È un’emozione.
È un modo per ricordarci che, nonostante la velocità con cui viviamo, esiste ancora uno spazio dove possiamo fermarci, osservare davvero e riscoprire quella piccola brace che ognuno di noi custodisce dentro di sé.
Se un mio quadro, un libro o una canzone riusciranno anche solo per un istante a riaccendere quella brace, allora avranno trovato il loro senso.
Perché, prima ancora di essere pittore o scrittore, sono semplicemente una persona che continua a cercare emozioni. E che spera, attraverso ciò che crea, di condividerne almeno una con chi incontrerà il suo cammino.
