Perché dipingo. Perché scrivo. Perché continuo a cercare.
L’arte non richiede competenze.
Richiede emozioni.
Ho chiamato questa ricerca Cromatismo Emozionale perché credo una cosa molto semplice.
Che ogni essere umano, davanti a un colore, a una parola, a una melodia o a una storia, possa sentire qualcosa.
Anche senza riuscire a spiegarlo.
Anzi.
Soprattutto senza doverlo spiegare.
Ti è mai capitato di ascoltare una canzone senza sapere perché ti emozionava?
O di leggere una frase che sembrava parlare proprio di te?
O di fermarti davanti a un’immagine senza riuscire a distogliere lo sguardo?
Ecco.
Per me l’arte nasce esattamente lì.
Il colore non descrive l’emozione.
Il colore è l’emozione.
Così una parola.
Così una nota.
Così un verso.
Così molto altro.
Ogni linguaggio può diventare il luogo in cui un’emozione prende forma.
Per questo non sento il bisogno di separare la pittura dalla scrittura, la poesia dalla musica.
Sono soltanto modi diversi di inseguire la stessa ricerca.
Non mi interessa rendere l’arte più semplice.
Mi interessa renderla più vicina.
Vorrei che nessuno si sentisse fuori posto davanti a un quadro.
Vorrei che nessuno pensasse di non essere “abbastanza preparato” per leggere una poesia.
Vorrei che una canzone potesse diventare la porta attraverso cui entrare in un libro.
Perché l’arte non dovrebbe mai intimidire.
Dovrebbe invitare.
L’arte non appartiene a chi la crea.
Appartiene a chi la sente.
È nel momento in cui incontra la vita di qualcun altro che un’opera comincia davvero a esistere.
Per questo continuo a dipingere.
Continuo a scrivere.
Continuo a cercare nuove strade.
Non perché pensi di aver trovato una risposta.
Ma perché continuo a credere che un’emozione possa cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
Anche solo per un istante.
Un colore.
Una parola.
Una nota.
Nessuna distanza.

